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“DI SEDE IN SEDE”

Dal PCI al PD, il lungo percorso nei locali della politica savonese 

di Giancarlo Berruti  


Immediatamente dopo il 25 aprile '45, con il passaggio dall'attività clandestina a quella legale, la federazione provinciale del PCI savonese dovette affrontare rapidamente complessi problemi organizzativi, oltre che politici.
Le difficoltà erano tanto più grandi per la richiesta pressante di nuove iscrizioni che sollecitavano una adeguata opera di inquadramento ed attivazione degli aderenti.
Occorreva, in primo luogo, trovare una sede che fungesse da punto di riferimento per gli iscritti e, soprattutto, per le numerose organizzazioni, sia territoriali che di fabbrica, in fase di rapida costituzione.
In questo contesto, nei primi giorni dopo la Liberazione, la prima sede provinciale provvisoria fu individuata in un locale al primo piano di Via Orefici, nella città vecchia, che negli anni successivi venne acquistato dal Partito per divenire la sezione dei portuali dedicata al Partigiano Mario Sambolino.
I locali, però, da subito risultarono troppo piccoli per le impellenti necessità; infatti, dopo solo due mesi, vi fu il trasferimento nella prima storica sede di Corso Italia n° 3.

Il nuovo immobile in affitto, con ingresso autonomo, occupava l'intero primo piano dell'edificio, oltre al garage, al magazzino ed un ampio locale poco dopo attrezzato a libreria “La libreria popolare”, la cui attività commerciale riscontrò notevole successo in quanto, essendo del Partito, diventò punto di riferimento dei compagni, di larga parte della provincia, per l'acquisto di libri, di testi scolastici e materiale didattico.
L'ufficio amministrativo provinciale fu diretto prima da Mira Rebagliati, successivamente sostituita da Franco Daniello e, dopo il suo passaggio all'Alleanza Cooperativa (oggi Coop Liguria), fu nominato Antonio Mirgovi.
Mirgovi, quando negli anni '70 intraprese la libera professione, lasciò il testimone di amministratore a Francesco Vigliecca che mantenne l'incarico sino al 1982, sostituito dal loanese Costa Vener.
La federazione comunista occupò i locali di Corso Italia sino alla seconda metà degli anni '50 quando, sia per contrasti con i proprietari che per il forte aumento della locazione, decise di trasferirsi in un appartamento al terzo piano di Via Paleocapa n° 17, che aveva costi notevolmente inferiori.Anche se le dimensioni erano tutt'altro che adeguate all'attività dell'organismo provinciale, a causa delle ristrettezze economiche l'immobile venne utilizzato per una quindicina di anni.
La svolta avvenne nel 1972 quando, grazie ad una sottoscrizione straordinaria e ad un congruo contributo della Direzione nazionale, si firmò l'atto di acquisto di quella che sarà la vera sede storica del PCI savonese: Via Paleocapa n° 14/2.
Protagonisti della conclusione dell'operazione furono il Segretario Umberto Scardaoni ed il geom. Antonio Mirgovi; l'architetto Giorgio Dania curò la magnifica ristrutturazione.
Sull'atto a rogito notaio Enzo Motta del 27/12/1972 si legge “per il prezzo interamente pagato di 20 milioni di lire viene venduto l'immobile di Via Paleocapa al civico 14 composto da due appartamenti rispettivamente di vani 6 e vani 5 ...”.
Nel 1976 la superficie venne ulteriormente ampliata a 405 metri quadrati con l'acquisto di un locale nel condominio adiacente di Via Mistrangelo n° 14.
In quell'occasione fu anche acquisito un negozio con l'idea di ripetere l'iniziativa della “Libreria popolare”; il progetto fu, però, abbandonato e, di conseguenza, il negozio fu rivenduto.
Il PCI, sino al suo superamento, rimase nella sede di Via Paleocapa trasmettendo, nel 1991, le consegne al Partito Democratico della Sinistra.
Il nuovo partito “ereditò” dal PCI onori ed oneri; gli oneri erano rappresentati dagli enormi debiti nazionali nei confronti delle banche, e non solo, accumulati, soprattutto, dalla gestione del quotidiano l'Unità e dei numerosi periodici.
Il tesoriere nazionale non tardò a rivolgersi alle federazioni provinciali sollecitandole a versare un sostanzioso contributo di solidarietà che variava in rapporto agli iscritti di ognuna.
A Savona la quota richiesta fu di un miliardo di lire.
Per farvi fronte si decise di mettere a disposizione una parte dei locali di Via Paleocapa; per questo, nel 1996, si procedette alle pratiche di frazionamento per ottenere due sedi, rispettivamente di mq. 270 (a copertura della richiesta della Direzione) e mq. 135 quale sede PDS che, da subito, risultò troppo piccola per le esigenze.
Ci vollero, però, sette anni affinchè si determinassero le condizioni per il trasferimento.
Era il 2005 quando il Partito, nel frattempo divenuto Democratici di Sinistra, riuscì a fare l'operazione di affittare Via Paleocapa e, contemporaneamente, spostarsi in un ufficio di mq. 300 affacciato su Piazza Sisto IV.
L'affitto era alto, ma i locali erano prestigiosi.
Nel 2008 i DS si sciolsero per convogliare nell'attuale Partito Democratico; contemporaneamente, i bilanci della federazione provinciale denunciarono progressivamente minori entrate: in primo luogo per la sensibile diminuzione sia del numero delle feste de l'Unità, sia dei loro preziosi ricavi.
In queste condizioni, non è stato più possibile mantenere la sede di Piazza Sisto a causa del suo altissimo costo e si decise, nel 2012, il trasferimento in Via Untoria.
Gli uffici erano ridotti; vi era anche molta umidità nonostante la ristrutturazione, ma l'affitto era più che dimezzato rispetto al precedente.
L'ultimo, e per ora definitivo, cambio di sede avvenne nel 2015 con il trasferimento, previa ristrutturazione, in Via Sormano.
Una sorta di ritorno alle origini in quanto, negli anni '50, il locale, già Centrale del latte, fu acquistato come Sezione dei ferrovieri comunisti e come sede degli Editori Riuniti. 

LA RETE DELLE SEDI SEZIONALI 
Naturalmente, l'attenzione del PCI savonese non era rivolta soltanto agli uffici provinciali; occorrevano locali per le organizzazioni territoriali distribuite in quasi tutti i Comuni.
Negli '50 e '60 le sedi, dove possibile, venivano acquistate attraverso un contributo della Direzione nazionale che, sul proprio bilancio, aveva un apposito capitolo e, soprattutto, con sottoscrizioni fra gli iscritti ed i cittadini.
Negli anni '70 e '80, cessato il contributo nazionale, i fondi vennero ricavati dalle feste de l'Unità.
Il Partito savonese ha, così, potuto contare, per la sua attività politica, su una rete diffusa di immobili di proprietà (oltre quelli in affitto), così distribuita:
Alassio (1) – Albenga (1) – Borghetto Santo Spirito (1) – Ceriale (1) – Finale Ligure (1) – Vado Ligure (1) – Quiliano (1) – Savona (9) – Albissola Marina (1) – Albisola Superiore (1) – Varazze (1) – Altare (1) – Cairo Montenotte (3) – Millesimo (1) – Cengio (1).
Negli anni '90, come PDS, oltre al frazionamento di Via Paleocapa, si procedette a diversi interventi di razionalizzazione: a Savona si vendettero gli immobili di Via Niella e Via Orefici e si divise Via Chiodo, venne venduta la Sezione di Ceriale per i costi insostenibili e quella di Albissola Marina, si frazionò Albisola Superiore.
Queste operazioni immobiliari furono finalizzate ad azzerare i debiti pregressi e ad acquistare le nuove sedi di Albissola Marina (Circolo degli Artisti), Celle Ligure e Spotorno. 

L'INTESTAZIONE DEGLI IMMOBILI 
Non avendo personalità giuridica, i Partiti non potevano essere intestatari di immobili; per questo il PCI savonese decise di costituire la SPAIL (Società Per Azioni Immobili Liguria) dove far confluire le sedi che si stavano progressivamente acquistando in diverse parti della provincia.
L'atto costitutivo avvenne il 14 settembre del 1959, rogito notaio Marchese, amministratore Unico Pierino Molinari, Soci Fondatori Leonardo Bruzzone ed Edoardo Zerbino, Presidente del Collegio Sindacale Domenico Grondona.
Il capitale sociale era formato da 1.000 azioni, del valore di 1.000 lire ciascuna, per un totale di 1 milione di lire; 350 azioni erano intestate a Bruzzone, 350 a Zerbino, 300 a Molinari.
Le azioni, per evitare rischi, furono naturalmente assegnate a compagni di provata fede ed assoluta fiducia. Negli anni non sorsero mai problemi: evidentemente le scelte furono sempre oculate e la fiducia ben riposta.Amministratori Unici, dopo Molinari, furono Francesco Vigliecca, Costa Vener, Giovanni Busso.
Nel 1997, grazie ad un voto del Parlamento, i Partiti assunsero personalità giuridica e, con l'approvazione dell'articolo 9 del Decreto Legge n° 480/97, fu possibile il trasferimento, a titolo gratuito, di proprietà immobiliari a Partiti politici ed a Enti ecclesiastici.
Il 25 febbraio 1999, con atto del notaio Romairone, avvenne il passaggio di proprietà degli immobili della SPAIL al PDS, nella persona del suo Tesoriere, a seguito di una delibera della Direzione del Partito del 9 ottobre 1998.
In quella data, dopo 40 anni dalla sua costituzione, la SPAIL fu sciolta. Al momento del suo superamento la composizione sociale, su un capitale di 260 milioni di lire, era la seguente:
Federazione provinciale PDS, azioni 240.000 – Mantero Renzo, azioni 6.667 – Buscaglia Franco, azioni 6.667 – Straneo Piero, azioni 6.666.
L'ultimo e definitivo trasferimento delle proprietà avvenne il 6 novembre ed il 9 dicembre 2007 presso il notaio Zanobini il quale, a seguito della deliberazione della Direzione provinciale dei Democratici di Sinistra, certificò la costituzione della Fondazione Cento Fiori ed il conferimento ad essa degli immobili, delle opere d'arte, degli archivi, delle targhe, delle bandiere di proprietà dei DS.
La nascita della Fondazione culturale Cento Fiori che “si riconosce nei valori e nella cultura della sinistra riformista europea”, organismo autonomo dai partiti, nasce al momento dello scioglimento dei Democratici di Sinistra e la confluenza nel Partito Democratico.
Durante la gestione della Fondazione si è proceduto alla vendita delle sedi storiche di Calvisio, Alassio, Savona/Via Milano ed il contemporaneo acquisto di altrettanti locali, tutti posizionati al piano terra, in posizioni centrali ed interamente ristrutturati.
La lunga storia delle sedi PCI/PDS/DS, travagliata e complessa per le continue mutazioni politiche, sociali ed economiche che abbiamo cercato di ricostruire, ad oggi si conclude con un bilancio, che non esitiamo a definire, positivo.La rete di immobili, costruita in circa 60 anni con sottoscrizioni, impegno, lavoro di migliaia di compagni, non è andato disperso.
Attualmente, la Fondazione Cento Fiori gestisce 23 immobili, in gran parte risanati o ristrutturati ed è, perciò, un patrimonio sostanzialmente integro, nonostante tutte le vicissitudini affrontate, e tale dovrà rimanere, nel rispetto di coloro che lo hanno voluto e, faticosamente, realizzato. 


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